You are viewing pollywood

papà

brain

non lo volevo dire ma cazzo me ne frega lo dico.

hai vissuto una vita da rompipalle, ti sei lamentato di tutto sempre e comunque. e poi sei andato via da signore, in silenzio e con un sorriso. mi hai sorpreso e lasciato di stucco e te ne sarò grata per sempre, papà.

non ho mai creduto a una vita oltre la morte, ma se per caso esistesse, mi piace immaginarti che ti lamenti anche lì e che le cose poi grazie alle tue lamentele migliorano anche lì, e mi piace pensare che se in ospedale le mele non sono più ghiacciate è anche un po' merito tuo.

e poi volevo dire che mia madre il giorno che è rimasta vedova ha quasi decapitato per sbaglio una vicina. e poi voi mi venite a dire che la vita non val la pena di essere vissuta. io non ci credo.

brain

sto pensando che alla fine le dipendenze non sono così male. certo, magari un giorno le sigarette mi porteranno all'amputazione di una gamba, o magari l'alcool mi darà un bel sacchetto da usare al posto del colon.

però chi lo sa. se non fossi stata ubriaca quella notte di tanti anni fa, chissà se sarei ancora qui. certo farà un po' male, ma magari sono viva solo perché le dipendenze mi hanno permesso di sopravvivere fino a questo punto.

rifletteteci.

Jun. 8th, 2014

brain
negazione, rabbia, patteggiamento, depressione, accettazione.
5 fasi in un solo giorno. vinco.

please don't let me be misunderstood

brain
il grande misunderstanding tra uomini e donne è uno solo: gli uomini cercano una donna con cui stare in silenzio e le donne cercano un uomo con cui parlare. dormire aiuta. io ti parlo mentre dormi e la mattina puoi goderti i miei silenzi

true story

brain
- qual è la cosa che ti fa più felice al mondo?
- le sit-com americane. e il vino.

requiem per un "io c'ho avuto"

brain

io c'ho avuto un'insegnante che ci son stati dei problemi. io c'ho avuto un'insegnante che mi sembrava di non andare mai avanti, che si stava lì a far sempre le stesse cose, e a prendere sempre gli stessi cazziatoni per anni perché un po' non capivo e un po' non mi spiegava come volevo io.

io c'ho avuto un'insegnante che dal primo all'ultimo giorno nonostante la fatica mi sembrava di essere sempre uguale, che era fissata e altre volte un po' arrogante, a volte proprio maleducata. io c'ho avuto un'insegnante che qualche volta mi ha fatto piangere.

io c'ho avuto un'insegnante (sì, la stessa di prima, proprio lei), che mi ha insegnato che anche se sai fare una sola cosa, e la sai fare bene, e la sai fare con passione, non serve proprio nient'altro. che alla fine tanta dietrologia non serve. che le persone che hai davanti vedono solo se quello che fai ti sta piacendo o meno. che ti devi divertire, divertire, divertire, anche se non vai mai avanti, anche se sei ossessiva in quella unica singola cosa che ti piace. e che se non ti piace te la devi far piacere se no non farlo che si vede.

io c'ho avuto un'insegnante che dopo aver avuto altre insegnanti ho capito che bisogna essere competenti e informate e tecnicamente perfette. ma che alla fine tu devi amare quello che stai facendo, se no il sorriso di plastica lo puoi appendere al muro e farci rimbalzare la gente contro.

la teoria del calore

brain
è una vita che cerco di spiegarmi ed è una vita che cerco di capire cosa cerco. è una vita che cerco di trovare la parola per quello "stare bene" che inseguo. ora penso che sia il calore. cerco il caldo, è per quello che sto qui e non migro, perché so che il calore è dietro l'angolo che mi aspetta.
il calore è ovunque. il calore degli occhi, il calore degli abbracci, il calore delle sigarette invernali, il calore del cibo e dell'alcool, il calore della stanchezza, il calore della poesia.
una volta capito che quello che cerco è il calore improvvisamente ha tutto un senso. non è questione di estetica o di gusto o di canoni o di simpatia, è una questione di calore. quello che non mi piace è freddo, quello che mi piace è caldo. un abbraccio che non significa nulla perché è freddo. una persona di merda che adoro perché è calda.il piacere è solo una questione di temperatura.

plutoniani

brain
c'è una spada di plastica incastrata in un ascensore, c'è un anello in una cascata amazzonica, c'è un manoscritto chiuso in una cantina voodoo.
ogni volta che ho fatto un regalo importante, simbolico e pieno di significato a qualcuno di importante è andato perso in modi surreali. è ora che io regali di nuovo qualcosa di importante a qualcuno di importante. ci sono così tanti posti al mondo dove le mie cose possono essere perse, c'è lo spazio infinito e oltre.

on writing

brain
scrivere per me è sempre stata un'esigenza e nient'altro. non c'è mai stata arte, non c'è mai stata poesia, non c'è mai stato amore. è sempre stato come mangiare, respirare e cagare. puoi goderti l'attimo, puoi anche impegnarti, fartelo piacere, renderlo speciale, ma la realtà è solo che devi farlo o non vivi più.
ecco io adesso non ho più niente da dire, è una piccola morte ma proprio non mi va, mi ci sforzo, non me ne frega niente, non ho voglia di mettere insieme le parole. è tutto un po' bello ed è tutto un po' brutto, così, come la vita, ma non c'è molto da fermare, da descrivere o da dire. vedo solo sospiri, sigarette spente, voglia di birra, sorrisi, desideri insoddisfatti, progetti, stanchezza, entusiasmo, delusioni, salute, gioia e malattia, piccole soddisfazioni e piccoli fallimenti. tutto quello che abbiamo già detto mille volte.
quindi boh, io non so, varrà la pena trovarci nel mucchio qualcosa da scrivere io non lo so, io magari per un po' taccio, magari ricomincio a leggere, magari un giorno io non ho più bisogno di scrivere e lo faccio solo perché mi va.

la cacca repressa

brain
pensavo giusto oggi, in tema natalizio, che da bambini ci mettono un sacco di tempo ad insegnarci a non cagarci addosso, che non sta bene cagarsi addosso, che la gente a modo non lo fa.
poi si stupiscono se da adulto sei in un letto d'ospedale e non riesci più a cagarti addosso, che nonostante tu non possa neanche mangiare vorresti andare in bagno e non ti va proprio di cagarti addosso.
allora pensavo, ma se mai io un giorno dovessi avere dei figli, metti caso, io gli insegnerei che devono cagare un po' dove gli pare.

il natale

brain
non è che me ne freghi veramente del natale, intendiamoci. semplicemente mi piacciono l'alcool, il cibo, le famiglie numerose e chiassose, le decorazioni, le luci, i pacchetti e le sorprese, i film melensi a lieto fine, i sorrisi e gli auguri degli sconosciuti, i cappotti caldi, il pensiero affettuoso degli amici lontani, le risate, il cioccolato, i baci, gli abbracci, le barzellette che non fanno ridere, gli alberi di natale, i nasi freddi e, forse l'ho già detto, l'alcool.
insomma dai, non è che mi piaccia tanto il natale.

Dec. 14th, 2013

brain
non è possibile avere una notizia brutta dopo l'altra, non si può aspettare a un capo del telefono per sapere se le notizie sono brutte o bruttissime. non ci si abitua mai al dolore, alla paura, non ci si fa mai il callo. si arriva a un punto che anche quella piccola speranza che striscia tra la paura fa male. sento che se stasera ho un'altra brutta notizia avrò un crollo di quelli veri e pesi.

Edit (19.30): okay, respiriamo. Siamo tutti vivi.

Edit 2, o il Riassunto (02:05): dato che mio padre è malato ormai da tempo, allora mio suocero, invidioso delle attenzioni delle infermiere del pronto soccorso (parlo ovviamente della cicciona maleducata e del gay isterico), ha pensato bene di finire in un bruttissimo incidente. ma respira! non benissimo ma respira! siamo ancora tutti vivi, figata no?

analisi dei bisogni

brain
sto facendo un corso di formazione.
io sono già bella formata ma nessuno me l'ha mai chiesto quindi io partecipo. è un corso pagato. mi pagano più a frequentare questo corso che a insegnare all'università, quindi mi siedo in questi piccoli banchi di una scuola media, che non si riesce manco a incrociare le gambe e non capisco come sia possibile, il mio compagno di banco della prima media aveva diciassette anni e non ci sarebbe mai stato, beh io ascolto quanto sia un problema per le colleghe frequentare questo corso che gli porta via un sacco di tempo, prendo appunti, storco il naso per le banalità dette, annuisco perché queste cose le so da dieci anni, mi chiedo come è possibile che sono l'unica che è veramente qualificata per questo lavoro, firmo, e spero che prima o poi mi arrivi un bonifico.

oggi ci hanno fatto compilare l'Analisi dei Bisogni. i Nostri Bisogni di insegnanti.
io ho visto gli studenti solo 3 ore, sono bravi, interessati, appassionati. hanno un livello misto, è gente che l'italiano lo impara sulla strada e della grammatica non gliene frega nulla, si sanno far capire, capiscono, sono giovani, ironici, pieni di speranze, ma io sul modulo devo parlare delle probabili "criticità"... e nel frattempo mi viene detto blablabla quante soddisfazioni dà sto lavoro, blablabla, come è bello insegnare agli adulti non avete idea (nota: meno dell'1% degli studenti che ho avuto erano minori di 17 anni, blablabla a tutti).

allora, dunque.

la criticità loro è che ci sono delle leggi così arzigogolate che vengono licenziati per un cavillo. la criticità è che parlano perfettamente, lavorano, sono parte della società, ma non hanno il punteggio necessario per accedere all'esame che gli consenta il permesso di soggiorno (sì, ora se sei extracomunitario ti danno i punti, a volte anche in faccia).

i miei bisogni? io ho una classe (sempre usando come termine di paragone quelle tre ore istituzionali fatte) quasi da manuale. sono omogenei culturalmente, si aiutano a vicenda, partecipano.
i miei bisogni? io vorrei che ogni tanto qualcuno mi chiedesse come sto. anzi no, vorrei che ogni tanto qualcuno delle persone che ho vicino mi chiedesse come sto, perché gli sconosciuti me lo chiedono continuamente. vorrei che tutti fossero più gentili e meno egoisti, meno preoccupati, meno presi dalle cose stupide della vita. vorrei più abbracci, più ironia, più brindisi alla vita, più rispetto, più libri, più film, più tempo per stare con le persone, vorrei più parole e meno convenevoli, più pensieri e meno lamentele.
i miei bisogni? vorrei stare meno sola in questo mare di merda. 

cara amica di una sera

brain
tu mi ricordi una persona che ho conosciuto tantissimi anni fa. una persona da cui mi mettevano in guardia, una persona che chiamavano affascinante e ammaliatrice, una persona che sapeva parlare e sapeva cosa dire (una persona che ha iniziato la sua carriera in politica, ammettiamolo). eppure è quello di cui ogni tanto abbiamo bisogno (e questo spiegherebbe anche un po' la politica degli ultimi cento anni, ma non divaghiamo, suvvia, stiamo sempre parlando dei cazzi miei), ogni tanto abbiamo bisogno di qualcuno che sa cosa dire. e non ce ne frega niente che sia un discorso preparato o che sia spontaneo o semplicemente la persona in questione sappia semplicemente cosa dire al momento giusto (che invidia per questo tipo di persone, tra l'altro), ciò che conta sono quel sorriso e quelle poche parole GIUSTE.

quello che mi hai detto stasera, mentre io pensavo di dire solo cazzate, era l'unica cosa che avevo bisogno di sentire, e l'ultima cosa che mi aspettavo di sentire, io, proprio io, così abituata ormai alle brutture, così cinica, crudele, disincantata, ti ho ascoltato e tu sei una delle poche persone che nell'ultimo anno ha inserito nella frase la parola "TU". cioè io, quell'io rabbioso, infelice, perplesso, spaventato, quell'io egocentrico che nelle brutture della vita io, io, io, io, io nascondo continuamente. declinato in tutte le sue forme, tu, te, ti. tu, insieme ad un sorriso, ad una carezza ed un abbraccio, mi hai ridato un po' di me, alla fine. 

"I loved it all" (Jennifer, 1971-2011)

brain

Vi voglio raccontare una storia strappalacrime e neanche troppo originale, una come tante, quasi da Love Story, con un finale triste e un po' banale, di quelle che quando succedono nella vita ci colpiscono, ma che poi dimentichiamo in fretta.

Dunque: alla moglie di Angelo viene diagnosticato un tumore al seno a soli cinque mesi dal loro matrimonio. E lui le sta vicino, documentando ogni passaggio della malattia, trovandola bellissima anche nel dolore e fragile e contemporaneamente forte e umana.

Angelo promette a Jennifer di raccontare la sua storia, e fa scrivere sulla sua tomba "I loved it all". Perché nel caso non ce lo ricordassimo, l'importante nella vita è il viaggio, non la fine. E allora facciamocelo piacere, sto viaggio.

Voglio

brain
Voglio mangiare con te. Voglio una birra con te. Voglio parlare di allitterazioni, voglio quella poesia che è normale, umana, per niente snob. Voglio parlare con te di amore e sesso come se fossimo su discovery channel. Voglio parlare di mondi mai esistiti e di quello che è possibile sia esistito.
Invece parlo di te con la gente che ci conosce. Parlo e penso di te come di mondi mai esistiti. Mi manchi.

Vi è mai successo che

brain
Vi è mai successo che un uomo che vi piace un sacco, certo solo fisicamente, mica dobbiamo sposarci né fare tanti discorsi, chiamiamo le cose col loro nome, eh, vi è mai successo che costui lanci dei segni apparentemente inequivocabili e voi poi vi specchiate nello specchio del bar ed avete messo le scarpe sbagliate sul vestito sbagliato ed avete il taglio di capelli sbagliato e senza trucco sembrate dei babbuini palesemente provati da una guerra tra babbuini e guardate lo specchio e dite no, hai capito male, sarà veramente ubriaco, sarà cieco, e poi dopo tutti sti segnali tornate a casa e c'è l'uomo che considerate perfetto, e non solo fisicamente, che è una vita che vi sopporta, ed avete dimenticato le chiavi ed è notte fonda e citofonate e chiedete scusa e lui si deve svegliare alle 6:00 ma vi apre e vi dà il bacio della buona notte e notte amore vieni a dormire che sei stanca, e voi vi guardate allo specchio e pensate "mah, magari il genere letizia casta è andato fuori moda" e pensate "magari ho una grande personalità e non me ne ero accorta" poi pensate "magari mettere su venti chili mi ha fatto risaltare le tette" e poi ti guardi ancora allo specchio e dici "mah, questi non capiscono una cazzo".
e poi ti guardi ancora allo specchio e dici ti credo che non son fortunata su nessun altro fronte, guarda qui che culo che c'ho avuto. Vi è mai capitato eh? Mah.

Tra i ricordi

brain
Tra i miei ricordi c'è il giorno che non abbiamo fatto l'amore. C'è quella volta che c'era una festa a cui non sono andata perché qualcuno diceva che aveva bisogno di me. C'è la figlia che non ho mai avuto. C'è un paese che non ho visitato perché ho seguito qualcun'altro. C'è tutta la gente che non ho fequentato per orgoglio. Ci sono io, sul divano, terrorizzata dell'outernet che c'è fuori dall'internet.

la differenza tra lasciare e andare

brain

c'è questo splendido jacques sudato e intenso e meravigliosamente disperato e vero che ti spezza l'anima



che è tipo non lasciarmi che faccio l'impossibile, invento parole, ti cerco perle che non esistono, ti ricopro di oro e cose meravigliose, e lo so che potresti amarmi, e mi amerai, e ti dirò quello che ho dentro e mi capirai, non lasciarmi, no, che c'è un fuoco che possiamo ancora accendere, no veramente dai, non lasciarmi, no, non arrendiamoci.

e poi c'è frank

che è tipo se te ne vai sai cosa provocherai, qui diventerà tutto immensamente più brutto, e io sono qui che son pieno di ricordi, ma io non voglio costringerti, ti capisco, però se rimani guarda quante cose belle ci saranno, ma se vai, sì lo so che te ne vai, avrei dovuto ma lo so che alla fine chissà, ma se te ne vai, non andare, chissà se te ne vai.

poi c'è gino paoli che passava di lì

Tags:

Pensierino della sera

brain
Devo trovare dei nuovi amici

Tiriamo a campare

brain

Non posso dire che nella vita non abbia raggiunto il mio obiettivo.
Da bambina ho sempre desiderato diventare come Bert di Mary Poppins: un giorno one man band, un giorno venditore di acquiloni, un giorno spazzacamino, un giorno madonnaro, un giorno venditore di aquiloni. Bert era l'eroe multitask per eccellenza.

Però.
Quest'anno ho speso una fraccata di soldi per certificarmi come Insegnante di Italiano per Stranieri. E negli ultimi mesi sono stata ingaggiata per le seguenti professioni: grafica, insegnante d'inglese, danzatrice, insegnante di danza, correttrice di bozze e traduttrice.
Adesso non dico che queste professioni non mi riescano o non mi divertano, ma mi chiedo: non è che ci sono lì fuori dei grafici o delle danzatrici che stanno insegnando italiano al posto mio? Perché basta che me lo dite, facciamo a cambio e ripristiniamo l'ordine naturale delle cose.

brain

vorrei un po' di brividi che mi facessero pensare cose vere, cose blu, cose alcoliche, cose nostalgiche. invece in questo periodo mi passano per la mente cose tipo: mi butto sotto a sto treno o prenoto una pulizia al colon?

ma a parte la salute, il lavoro e l'amore tutto bene, su, non lamentiamoci.

Una tipica giornata di fine estate

brain
e del perché nel tempo libero non riesco mai a concludere mai nulla.

voglio fare assolutamente questo corso -> devo trovare i soldi -> devo aumentare le ore di lavoro -> devo trovare uno spazio per lavorare -> non c'è su google quello che cerco -> l'avrò salvato nei preferiti -> devo assolutamente riorganizzare i preferiti -> aspetta che lo scrivo su facebook -> che stanchezza ho bisogno di un caffè -> la cucina è sporca, la pulisco! -> toh guarda un sms -> non ricordo cosa stavo facendo -> vabbè mi guardo un telefilm -> tra poco è l'ora dell'aperitivo mica mi metto adesso a cercare -> uffa perché le giornate passano così veloci!

è meno stressante lavorare.

Episodio-non-mi-ricordo-il-numero

brain
Quando chiedi una cosa sedici volte e non ottieni nulla, devi cedere: non gliene importa una sega.
Odio questa casa di vacanze in questo posto del cazzo. Odio le vecchie pentole nei mobiletti, odio i miei vestiti degli anni '80 che aspettano nell'armadio qualcuno che non arriverà mai. Odio i miei che litigano coi vicini per il rumore.
Poi ci porti una persona importante e gli chiedi sedici volte di non alzare la voce, perché non vuoi che succeda ancora una volta che quando tuo padre litiga coi vicini loro gli rinfaccino del tuo casino.
Poi pensi che forse tuo padre quella casa non la rivedrà mai, che non litigherà mai più coi vicini, che forse non ci dovevi portare nessuno perché se qualcuno è importante dovrebbe arrivarci da sé, quando gli chiedi una cosa sedici volte.

breakfast club

brain
io ho smesso di frequentare i fighi della classe a 8 anni. non solo non ero obiettivamente abbastanza figa dentro (e nell'adolescenza manco fuori) per frequentarli, ma mi rompevo proprio le palle a manetta, ma tantissimissimissimo.
e se ogni tanto mi sento inferiore, brutta, stupida, inutile, allora mi basta sedermi un'oretta al tavolo dei fighi della scuola (ne trovi sempre uno, pure all'ospizio) e dopo un'ora a sentir parlare male di persone che ti piacciono e a parlar bene di cose che non vorresti fare mai nella vita eccolo lì che diventa palese quanto è bello essere brutti, nerd e un sacco sfigati.
e, dimenticavo, felici ed amati (anche dal più figo della scuola, anche se probabilmente non lo ammetterà mai pubblicamente).

Latest Month

June 2014
S M T W T F S
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930     

Syndicate

RSS Atom
Powered by LiveJournal.com
Designed by yoksel